Le cose che piacciono a Simona

Prima di essere sopraffatto dall’emozione, vorrei ringraziare don Raffaele per il riguardo e le attenzioni verso la nostra Simo, lo avrebbe apprezzato molto. Anche per il fatto di concederci cinque minuti qui, durante la messa. Grazie.

A voi tutti volevo dire: il dolore è enorme, il vuoto che sentiamo dentro ci piega le gambe. Ci conforta ricordare Simona com’era, anzi com’è. Abbiamo conforto nel ricordare la sua dolcezza, la sua saggezza, i suoi sorrisi, il suo amore per la vita.

Sappiamo delle sue abilità manuali e della incredibile quantità di oggetti, disegni, elaborazioni grafiche, dipinti, gioielli che ci ha lasciato. Speriamo di farne una mostra in autunno e in quella sede annunciare la nascita dell’associazione in suo nome.

Amava i trattori stradali. Quando ne vedevamo uno in autostrada scoppiava a ridere, oppure quando sul Grande Raccordo Anulare passavamo nei pressi di un parcheggio dove ce n’erano tanti… non riusciva a frenarsi. Come pure le piaceva tanto quando per strada vedevamo una 500 L color cappuccino.

Amava Friends, la serie. L’ha vista e rivista molte volte, ha tutti i gadget possibili, ricamava magliette e tele con immagini della serie. A ottobre scorso, la scomparsa di Matthew Perry (Chandler) la rattristò molto. Eravamo lontani, lei a Bologna e io qui a casa per qualche giorno, ma ci siamo sentiti, ho cercato di consolarla. Era il suo personaggio preferito… insieme abbiamo deciso che Friends è una lunga, lunghissima poesia sull’amicizia e sull’amore.  

Adorava il cinema: Nuovo cinema paradiso, storia di riscatto e di malinconia, alcune commedie tra cui L’amore non va in vacanza e Harry ti presento Sally. Vedeva i film sempre in lingua originale, non le piaceva il doppiaggio. Amava Sully, la storia vera del pilota di aereo che salva tutti i passeggeri con un atterraggio d’emergenza sull’Hudson. Seguiva anche il comandante Sullemberger su Instagram.  Le piaceva La leggenda del pianista sull’oceano ma odiava il finale. Sulla nostra chat una volta mi ha scritto di aver trovato esilarante Scoop, di Woody Allen.

Un film che le piaceva tanto, devo dire che ci ho riflettuto solo ieri leggendo un post della prof.ssa Luciana Desiderio, e che tra tutti forse la rappresenta meglio è The Walk, la storia vera assurda e impossibile del funambolo francese Philippe Petit che nel 1974 realizzò un’impresa folle, camminando per 40 minuti su un filo teso tra le due torri gemelle a New York. Ora mi rendo conto grazie alla prof.ssa Desiderio quanto questa storia sembri una metafora della sua vita, della sfida che lei aveva lanciato alla malattia.

Insomma Simo apprezzava l’epica delle persone silenziose e determinate che compiono grandi imprese: il bambino Totò che diventa un grande regista, il comandante Sully che salva i suoi passeggeri, il funambolo che compie un’impresa memorabile.

Un’altra cosa che la divertiva un sacco e in cui riusciva in modo esemplare era il tirassegno con il fucile. Anche il tiro con l’arco ma in particolare con il fucile era un asso. Per anni ha coltivato questa abilità e vinceva sempre dei pupazzi alle fiere, Andrea può testimoniare.

Amava le graphic novels di Zerocalcare e anche le due serie su Netflix, in particolare la prima. Una volta a Roma insieme abbiamo incontrato Michele Rech a una presentazione e Simo gli ha regalato una maglietta ricamata con l’armadillo, lui è rimasto di sasso. E’ stato un momento molto divertente.

Le piace enormemente Strappare lungo i bordi e ama vedere i suoi libri (di Zerocalcare) allineati sullo scaffale, ma soprattutto le piace lui. Lo trova autentico e raro. Una volta siamo andati insieme ad una presentazione a Garbatella, Simo gli aveva preparato una maglietta nera ricamata con l’armadillo. Dopo lo speech l’abbiamo fermato e gliel’ha regalata, lui è rimasto di sasso. È stato un momento di quelli che poi ricordi. Dice sempre: il mio amico Zero, ma non scherza. Lo sente vicino, come fosse un altro fratello o un amico speciale.

Amava disegnare, dipingere, fare regali.  Le piacevano il gioco e la competizione. Non dimentichiamo che quest’anno ha vinto il Fantacalcio, in rimonta alla penultima giornata.

Era appassionata di giochi da tavolo, imbattibile ad Alta Tensione e Banagrams, almeno questi sono quelli che io ho giocato con lei. Adorava tutta la musica e ne ascoltava tantissima, quella dei vecchi cantautori (De André, Battiato) ma anche i Pinguini, Tiziano Ferro, Tananai, i Pink Floyd, i Queen, i Dire Straits. C’è un pezzo che le piaceva tanto (Coming back to life, Pink Floyd) e che Andrea le metteva dalla sala di controllo alla fine delle sedute di radio terapia per farle capire che aveva finito. Un supplizio di un’ora e mezzo che lei affrontava con il sorriso, e ha detto che quei giorni in cui andava al Gemelli a fare la radio due volte al giorno in ambulanza con Andrea sono stati bellissimi. Alla fine lo sentiremo, per noi ormai è diventata la sua canzone.

Leggeva. Ricordo che le piaceva molto Mio fratello rincorre i dinosauri ma soprattutto Il giovane Holden, in cui era simbioticamente in rapporto con tre dei personaggi principali: il fratellino Allie, che non compare mai, morto di leucemia tre anni prima dei fatti narrati. Era sicuramente per saggezza e per la voglia di vivere la vecchia Phoebe, la sorella del protagonista, una bambina di dieci anni. Per la struggente disposizione verso gli altri, per il rifiuto delle convenzioni, per l’intelligenza viva e matura, soprattutto per la dolcezza malinconica che irradiava, Simona era ed è lo stesso Holden. Era innamorata di questo libro e intorno ai suoi 14 anni abbiamo parlato a lungo della volontà del protagonista di salvare gli altri, di acchiapparli prima che, correndo inconsapevolmente in questo campo di segale, cadessero nel dirupo.

Chiudo leggendovi le sue parole da una relazione scritta al quinto anno del liceo sull’esperienza scuola lavoro che aveva perfezionato al Bambino Gesù, che frequentava gioco forza, e di cui si è trovata a diventare un sostegno nelle attività ludiche, sostegno poi sfociato nel progetto Una rete per noi.

Ho vinto la mia naturale riservatezza, diventando più estroversa per avvicinare i ragazzi e convincerli ad unirsi al gruppo. In questo modo ho capito che spesso il rifiuto è solo un’arma di difesa contro la difficoltà del momento. Presentare le attività e condurre il tavolo mi hanno spinto a vincere la mia timidezza nel rapporto con ragazzi e bambini di età diverse.
Anche l’esplorazione delle possibilità di gioco per scegliere cosa fare, come intrattenere senza lasciare nessuno indietro, mi ha insegnato qualcosa.

Nel rapporto uno a uno, in situazioni in cui il dolore e la paura alterano tutto, la differenza tra il successo e il fallimento può essere un piccolo sorriso e il premio per la vittoria un grande semplice cuore turchese.

In ricordo di Simo.
30 luglio 2024, chiesa di San Matteo apostolo, Nocera Inferiore

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