La nostra versione migliore

Cerimonia di intitolazione a Simona dell’aula Staff
Liceo Scientifico N. Sensale, Nocera Inferiore, 14 febbraio 2025


Perché siamo qui?

Questa è la domanda che dobbiamo porci oggi.
Naturalmente siamo onorati, il nostro cuore è colmo di orgoglio e gratitudine per questo riguardo, questo riconoscimento bellissimo che aiuterà a ricordare la nostra piccola. Siamo grati al dirigente, il prof. Rosario Pesce, alle professoresse ed ai professori di Simona, che l’hanno conosciuta direttamente, al consiglio che ha deliberato per l’intitolazione, a tutti coloro che hanno desiderato questa giornata, a tutti voi che siete qui e ci siete vicini in un momento così importante.

Ma dobbiamo tutti insieme chiederci: perché? Che significato ha questo gesto magnifico e bellissimo? Cosa ha rappresentato Simona per noi?
Come possiamo raccontarla a chi non l’ha conosciuta, come possiamo in poche parole scritte su una targa raccontare un’anima così grande?

Abbiamo il dovere di capire, raccontarlo ai ragazzi che sono qui, soprattutto a loro.
Altrimenti rimarrebbe solo un bellissimo gesto, non darà frutti. 
E questo non vogliamo che accada.

Da qualche settimana mi facevo questa domanda, un po’ rimestando nelle esperienze che abbiamo accumulato in questi anni, nella tempesta che abbiamo attraversato ma anche nei momenti sereni che la vita ci ha regalato insieme a Simona.
Poi un giorno mi sono imbattuto in una poesia di Gio Evan, scrittore, poeta e cantautore pugliese:

Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
Che appena le senti calmano i battiti
Aggiustano i polsi
Ti aprono le persiane del cuore e fanno entrare la luce vera
(…)

Nonna diceva che esistono persone che hanno le tisane dentro gli occhi
Camomilla nello sguardo
Che tu le vedi e ti si tranquillizza il respiro, i pensieri
E dopo averle incontrate anche i sogni diventano più puliti
Dopo averle incontrate pure i sogni sognano meglio

(…)
Nonna le chiamava “persone medicina”
Diceva che ci sono persone che quando le guardi guarisci
A detta sua le uniche persone da frequentare
A detta sua le uniche persone da diventare

Persone medicina, Gio Evan

Simona è una persona medicina. Non c’è alcun dubbio su questo. Fin da quando era piccola aveva questo potere: ti rasserenava, era una gioia starle vicino, ti sentivi migliore. Ti sentivi migliore e volevi essere come lei: una persona libera, aperta, determinata, consapevole.

Simona ha vissuto gli anni della malattia con una lucidità e una presenza che fanno rabbrividire. Ha guardato la vita negli occhi, vigile, consapevole. Aveva messo in conto tutto.
E ciò nonostante è stata una persona medicina, sempre. Si è impegnata al massimo delle sue possibilità per portare sempre la bellezza della sua anima dove poteva essere utile. Con ADMO ROMA andava nelle piazze, nei licei, nelle università, a portare la sua testimonianza di trapiantata due volte, la sua vitalità e il suo sorriso.
Sapete, ADMO è l’associazione donatori di midollo osseo.

Simona parlava ai ragazzi della modalità con cui ci si può tipizzare per iscriversi al registro mondiale, parlava della pratica della donazione, di come è facile salvare una vita, di quanto è importante e raro avere un gemello genetico che può donarti il midollo osseo.

Pensate che la probabilità di essere compatibile per la donazione di midollo osseo tra non consanguinei è di 1 a 100.000. Questi sono i numeri a cui è appesa la vita di un malato ematologico in attesa di trapianto. E pensate ancora che ogni anno in Italia ci sono circa 2000 persone che necessitano di un trapianto di midollo e tra queste circa 600 non hanno un donatore compatibile. Per questi 600 l’unica speranza è legata all’esistenza del maggior numero possibile di donatori volontari tipizzati, cioè iscritti al registro.

Con il progetto Una rete per noi era impegnata in ospedale con i ragazzi che come lei fronteggiavano la malattia. Ha disegnato il logo del progetto, lo ha voluto con forza. Organizzava le mattinate con i ragazzi grazie alla sua passione per i giochi da tavolo e alla conoscenza dell’inglese. Sapete, lì in ospedale ci sono ragazzi da ogni parte del mondo. Aveva modificato e semplificato un gioco commerciale perché fosse giocabile solo con carta e pennarello, annullando così l’ostacolo della lingua.

In generale in ospedale era una presenza, conosciuta da tutti. La sua stanza, ogni volta che affrontava uno dei suoi lunghissimi ricoveri, diventava subito un laboratorio: magliette, gioielli, serigrafie, disegni, musica. Nelle ore notturne, quando il lavoro del personale infermieristico aveva una breve tregua, la stanza di Simo si affollava ancora di più, tanto da sembrare un circolo. La sua dolcezza e il suo talento contagiava tutti. Negli ultimi tempi la caposala del terzo piano di oncoematologia le aveva cucito addosso un soprannome che è bello come una medaglia: la chiamava Scacciapensieri.  

Ha avuto dedizione e amore per tutti quelli che le stavano accanto. Per darvi l’idea dell’attenzione che Simo aveva per gli altri, vi leggeremo un brano da un libro che Simona amava follemente. Oggi è una giornata straordinaria e sembra l’occasione giusta. Simona ha amato tantissimo i libri che ha letto, questo tra tutti, e il brano che ascolteremo descrive l’essenza stessa del dono disinteressato, del darsi agli altri in maniera incondizionata.   

E’ Holden che parla, un ragazzo di 16 anni che rifiuta le convenzioni e affronta con difficoltà la vita borghese che la sua famiglia benestante ha predisposto per lui. E’ stato espulso per l’ennesima volta dal college, pensate, ma i genitori ancora non lo sanno. Ora è in camera con la sorellina Phoebe, di circa 10 anni ma saggia come un’anziana signora. Sono sdraiati sul letto, al buio, e parlano tra loro. Phoebe è in pena per Holden e vorrebbe consolarlo ma a Holden sembra non andare a genio nulla. E’ sempre in dissidio con il mondo. Tant’è che Phoebe, esausta, a un certo punto gli chiede: ma cosa vuoi fare della tua vita? Cosa vuoi veramente? E Holden – in un passo che è diventato tra i più iconici e struggenti di tutta la letteratura americana del ‘900, risponde parlandole di una visione, un’immagine mentale che gli ritorna spesso, questa:  

…mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in questo immenso campo di segale… Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro – nessun grande, intendo – soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo – voglio dire se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e prenderli.
Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei il prenditore nella segale. So che è una pazzia ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare.
Lo so che è una pazzia.

The catcher in the rye, 1951, J.D. Salinger

Con il suo coraggio e la sua voglia di aiutare gli altri, Simona ha ispirato la nostra associazione La scelta di Simona.
Siamo nati a settembre scorso, ci occupiamo di raccogliere fondi per la ricerca oncoematologica. Il nostro futuro e quello dei nostri figli è certamente nella ricerca: abbiamo messo in piedi un canale privilegiato con la fondazione Bambino Gesù di Roma per direzionare i fondi raccolti al reparto dove è stata curata Simona. Da luglio scorso, a vario titolo e in varie iniziative, abbiamo raccolto e devoluto alla fondazione circa 15.000 euro. Abbiamo in cantiere tantissime cose, vi invito a cercarci sui social, abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno. Cercate e seguite la nostra pagina Instagram, ripeto: abbiamo bisogno di voi.

Dunque Simona è la nostra persona medicina, il nostro prenditore nella segale.
Ci ha protetti fino alla fine, poi ci ha lasciato andare… raccomandandoci di seguire le nostre passioni, di cercare e seguire la parte migliore di noi, di essere felici come lo è stata lei. Chiedendoci di far venire alla luce quello che di Simona ognuno di noi ha dentro.

Seguite la vostra sensibilità.
Non vi uniformate a comportamenti codificati, non fate una cosa solo perché tutti la fanno.
Cercate la bellezza. Coltivate il senso critico. Siate curiosi.
Leggete, perché nei libri c’è scritta la verità sul mondo.
Guardatevi intorno e pensate a cosa è possibile fare per gli altri.
Cercate di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Siate generosi.
Abbiate sempre un progetto.
Ogni sera prendetevi un minuto per stare con voi stessi e fatevi questa domanda:
“Oggi cosa ho lasciato di me che possa essere utile, che possa essere ricordato?”

Queste parole raccontano come Simona ha vissuto, dicono quello che lei faceva in ogni momento della sua giornata, le ha scritte idealmente lei con la sua vita. Rappresentano in pieno tutto quello che ha voluto dirci forte e chiaro con il suo stare al mondo, seppure per soli 21 anni, in armonia totale con tutto quello che la circondava.

Tutto questo deve rappresentare a nostro avviso il significato di questa giornata, il significato che questo liceo  – che ha ospitato la nostra piccola – ha voluto amorevolmente cristallizzare in un ricordo e in una giornata così belli.
Lasciamoci quindi con il messaggio che Simona sembra aver scritto per noi con la sua stessa vita, che ha scolpito ogni giorno con il suo coraggio e il suo altruismo. Immaginiamo tutti insieme che sia lei stessa, con la sua voce, a ricordarcelo in un sussurro:

Siate la versione migliore di voi stessi.
Grazie a tutti.

Comments

  1. Quest’associazione è un progetto di vita che voi genitori state portando avanti amorevolmente, come avrebbe voluto la vostra Simona. Vi ha lasciato questo compito per portare il suo messaggio in giro per il mondo, far capire alle persone che si deve sempre guardare avanti fiduciosi, aiutare gli altri,sorridere alla vita,anche quando lei ti spezza le ali, imparare a nuotare durante la tempesta, pensare con la propria testa senza seguire conformismi/stereotipi.
    Simona è un inno alla vita!
    Impariamo a rallentare, a goderci ogni piccolo immenso istante.

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